| Black Magic Woman: La tenace linea blu inchiostro
Mi chiamo Manuel Blanco. Chi sono, che mestiere faccio e perché sto qui a scrivere di terrorismo e di apocalisse lo scoprirete nelle pagine successive, ammesso e non concesso che abbiate la voglia di seguirmi fino in fondo su questo tracciato d'orrore. Prima di tutto però, devo informarvi in breve di quanto accadde a Bassavilla nell'estate del Duemila, il celebratissimo anno del Giubileo. Cominciò tutto con il cadavere di una bambina, un'innocente di cui nessuno aveva mai denunciato la scomparsa e di cui non si scoprì mai l'identità. Bionda, bellissima, di sei o sette anni al massimo. Trovata sulle sponde di un lurido fiumiciattolo, sembrava dormire. E qualche mostro le aveva inciso con una lama un numero sulla spalla sinistra: 106.
Pakistan: test per nuovo missile; Catania: strangolata e chiusa in una valigia; Lettonia: rogo in ospizio, 26 morti; Cina: tigre uccide bambina in uno zoo; ucciso con ascia e sega nel catanese; bambino di 6 mesi accoltellato dalla madre. Nessuno, e dico nessuno, ha mai pensato che tra tutti questi eventi ci fosse un nesso, un filo nero non ancora giunto al termine. O meglio, uno c'è. La linea nera è stata seguita, passo passo, da una tenace linea blu inchiostro. Frutto di una folle intuizione, forse Danilo Arona ha colto l'oltre/altro da noi e dal mondo, ha ascoltato quello che la terra può dire e ce l'ha raccontato. A modo suo. Il primo che lessi di Danilo Arona, "La Stazione del Dio del Suono", mi aveva lasciato orfana di emozioni: sapevo che c'era qualcosa che non ero stata in grado di cogliere. Poi mi sono scontrata (non in ordine) con "Palo Mayombe", e allora sì che il mio piede è finito in una oscura melma. Lì si sentiva forte e chiara la puzza di un aldilà sulfureo e minaccioso, che in questo suo nuovo lavoro ha prepotentemente strappato il velo della realtà. In "Black Magic Woman" tutto comincia ad avere un senso, il confine tra realtà e fantasia non è più così netto. Uno scritto che induce violentemente a filtrare il reale con il senso che suggerisce il suo autore, non è fine a se stesso. Credo. Certo, non è un trattato di ontologia metafisica, ma non è poi così estraneo a una visione della realtà alternativa: dà una spiegazione, una tra le tante plausibili; la offre a chi è disposto ad aprire gli occhi e la mente, a chi è disposto ad ascoltare.
Questo è un lavoro ferocemente inquietante.
Avevi ragione, Danilo. Tutto questo è maleficamente e pericolosamente eccitante.
(Chiara Bordoni)
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