LE SEDUZIONI DEL POSSIBILE
Cinema e leggende contemporanee
"Le nuove leggende metropolitane"
a cura di Paolo Toselli e Stefano Bagnasco
Avverbi Edizioni, Roma 2005

  Il cinema e le urban legends utilizzano identici materiali di costruzione, attingendo spesso il primo, più o meno consciamente, all’universale patrimonio folclorico e condividendo con esso l’ambiguo meccanismo del binomio paura/attrazione. Dato che di paura parliamo, va da sé che il terreno prediletto per il dispiegamento della tematica leggendaria sia quello del thriller e di tutti i suoi “vicini di casa” (horror, fantastico e fantascienza), laddove lo scarto tra ciò che è “in effetti” e “ciò che potrebbe essere” si è ridotto nel corso degli ultimi tempi quasi ai minimi termini. Ma, mentre il cinema è o dovrebbe essere un gioco cosciente in cui ci convinciamo per due ore (ma solo quelle) che quei fantasmi della mente hanno veramente il potere di sgretolare la nostra percezione del reale, le voci e le leggende sono eventi inquietanti e misteriosi che riflettono l’incondizionato desiderio di credere a tali fantasmi per un tempo indeterminato. Così il cinema riesce a mantenere con le leggende l’identico e imparziale rapporto che ha con la realtà. Non le amplifica, non le influenza, ma di sicuro ne viene influenzato. E spesso s’impossessa di nuclei leggendari riformulandoli come suoi originali. Ecco allora che non pochi registi e autori di varie nazionalità – ma tutti accomunati dal voler percorrere l’impervio terreno delle urban legends – attestano in coro che i sintomi dell’apocalisse contemporanea sono sempre più legati a quel mondo tecnologico e quotidiano che improvvisamente ti tradisce, smettendo di funzionare normalmente, e facendosi sostituire dal fantasma mentale. Un telefono in grado di contattare il regno dei morti, un ascensore che si blocca nel buio, animali mutati e ingigantiti sotto i nostri palazzi, una videocassetta la cui visione ti uccide dopo una settimana, mitici spauracchi che vivono in degradati quartieri-dormitorio, e altro ancora: certo, sono anche abituali stereotipi del cinema horror e thriller, ma sotto sotto ci trovi anche la denuncia che nella metropoli puoi contare solo su te stesso, che la civiltà industriale è imperfetta e che da nessuna parte sei al sicuro.

 


 
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